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racconto strampalato per me la dai

3 giugno 2010

L’avventura di me la dai è terminata

ho scritto tre racconti e mi sono divertita nel farlo.

vi  posto quì quello dei tre che mi è piaciuto di più se vi va leggetelo

tra un pò ripartirà il nostro gioco e questa volta ci occuperemo dei bimbi,

scriveremo racconti strampalati per i bimbi e di bimbi….

 

 

 

La panchina al parco

 

 pulcini

 disegno di GabriArte

 

Mi porti al parco?

Era questa la frase che Marco, pulcino* di otto anni rivolgeva a Carmela (sua baby sitter) tutti i mercoledì alle quattordici.

Questo “accordo personale” con l’allenatore gli assicurava il posto in squadra il sabato pomeriggio.

Si, non era fiero di se,ma amava troppo giocare per rischiare la panchina,in fondo si diceva faccio contento anche il Mister, unico compito per casa che gli veniva affidato, percorrere il “percorso sospeso” al parco cittadino, tra tunnel, corde e ponti dove l’attraversata era decisamente una  difficile prova di equilibrio.

 

Era invece una panchina tutta speciale quella del mercoledì pomeriggio. Vicino la cinta muraria della piccola cittadina di provincia, verde come un po’ tutto in quella zona.

Al parco c’erano giostrine in legno,il famoso “percorso sospeso” e altri percorsi a terra segnalati da cartelli che scadenzavano i vari esercizi fisici per chi voleva tenersi in forma. Spesso si aggiravano cani ben educati con padrone e paletta al seguito. Ma al mercoledì c’era sempre un signore seduto lì a leggere,cordiale,gentile,con pochi capelli, si rivolgeva spesso a Marco quando lo vedeva in difficoltà nel “percorso  sospeso” e di questo Carmela ne era riconoscente,tanto che si rasserenava sempre  quando arrivavano al parco e lo notava immancabilmente seduto nella sua panchina.

“Una presenza rassicurante”,era così che poteva definire Gianni se una sua amica gli avesse chiesto di definirlo.

Gianni era un uomo sulla cinquantina,sempre curato,non portava fede al dito ma non aveva l’aria di essere un uomo solo,fisico asciutto e quasi tonico,ma non capiva come mai lui senza bimbi o cane, in quella panchina non mancava mai. Da qualche tempo al posto del libro teneva un notebook sulle ginocchia,e scriveva,leggeva, faceva delle impercettibili smorfiette senza accorgersi di essere notato da Carmela.

 

Carmela era a servizio nella casa di Marco,un attico vicino al campo sportivo della città dalla quale volendo poteva seguire tutte le sue partite da”titolare”.

Si trovava bene lì con i signori Bianchi, lei era rimasta senza famiglia e non ne aveva creata una tutta sua, ma non si spiegava il perché.

Era una donna piacevole,non appariscente,semmai timida,riservata,si diceva che non era stata fortunata, “Si! Semplicemente non ne ho avuto mai l’occasione”

Si era invaghita del fratello di una sua compagna di classe,quando era ancora alle scuole medie, ma lui (più grande di lei) era fidanzato e la cosa rimase solo nelle sue fantasie, soprattutto notturne.

Poi quando aveva iniziato a lavorare non ha avuto più molte occasioni (questo si diceva)mentre passavano gli anni uno dopo l’altro.

Ma ultimamente alla soglia dei trentacinque anni sentiva il suo orologio biologico lamentarsi,soprattutto nel giorno di libertà.

”DEVI USCIRE” si diceva , ma non sapeva dove andare da sola , lì lei non aveva amiche e andare al cinema senza compagnia pensava fosse sconveniente, così al massimo faceva una passeggiata per il centro, e si fermava a prendere un gelato in coppetta.

Stracciatella e nocciola, sempre gli stessi gusti,sempre due palline, e sempre il solito cucchiaino giallo.

Chissà perché ma questo rito sembrava calmare il bisogno di conoscere gente, così tornava alla sua rassicurante rutine fatta di piccoli gesti quotidiani.

 

Era quasi primavera,le gemme negli alberi del parco iniziavano a far capolino e tra l’erba ingiallita dal gelo invernale, comparivano i primi crochi viola.

Quel giorno al parco faceva freddo e Gianni si era portato un termos di buon vin brulè fumante.

Carmela era incuriosita dal fumo che usciva dal bicchiere e si avvicinò alla panchina per sentirne l’odore.”Buon giorno” disse Gianni sorridendogli e lei avvampò tradendo così la sua curiosità,come una bimbetta trovata a rovistare in una dispensa non sua.

“Buon giorno signor Gianni” rispose abbassando gli occhi e notando un croco aperto proprio lì davanti a lei.

Per un attimo deve essere sembrata imbarazzata e poi sorpresa perché Gianni le disse sorridendo “sono belli vero?”

“cosa?”

“i crochi,i primi annunciatori di primavera”

“ah, è così che si chiama quel fiore?”

“si,Carmela è così che si chiama,lo sa è a loro che noi Milanesi dobbiamo il nostro buon risotto… ma la prego si sieda,posso offrirle del brulè???(disse alzando il termos fumante”

“bhè credo di si, ma mi dice che cos’è?”

“Vino speziato e scaldato,è molto indicato se si ha freddo, e non è molto alcolico,solo un pochino,allora posso versargliene?”

“si volentieri,ma mi toglie una curiosità?”

“se posso… dica…”

“se ha freddo che cosa ci fa al parco?”

“mi piace stare qui, guardare la vita che scorre mentre io rimango al sicuro in questa panchina (pensava:”benedetta la curiosità delle donne”),e poi questo posto mi rilassa,e il mercoledì ho ottima compagnia”

Disse tutto questo sorridendo,e si stupiva di come le parole uscissero con una facilità che non era sua consuetudine.

Lei lo guardò,rimase in silenzio a sorseggiare il suo brulè e sorrise,per la prima volta capiva quell’uomo,così simile a lei nella sua discrezione,così fedele, metodico,rassicurante e attento.

Carmela sorrise guardandolo negli occhi per la prima volta, così vicino da vedere chiaramente una lacrima tradire un’emozione e scendere. Quegli occhi Erano espressivi, cerulei e contornati di piccole rughe, parlavano di attesa,di tempo trascorso e paziente desiderio.

Lei non riusciva a togliersi quello sguardo dalla memoria nei giorni seguenti.

Rivedeva quella lacrima scendere così tenera ,così dolce.

Ricordava esattamente come lui si era alzato in silenzio,le avesse toccato una mano (protetta da un guanto) poi si fosse sistemato il cappotto senza più guardarla e si fosse avviato verso l’uscita del parco dicendo di spalle “a mercoledì”.

Quei giorni erano interminabili e “mercoledì” sembrava non arrivare mai.

 

Mi porti al parco?

Disse Marco con la solita aria sbarazzina, “certo!”rispose con entusiasmo Carmela.

Arrivati lì alla solita ora non c’era Gianni e il cuore di lei ebbe un lungo sussulto,si calmò solo quando vide che nella sua panchina stava adagiato un libro.

Si avvicino piano a passi timorosi,la panchina era lì davanti a lei e sopra “quel” libro

“La mia rosa” era intitolato e l’immagine nella copertina era di un bocciolo scarlatto in primo piano poggiato su una panchina verde,oltre la quale si intravedeva nel terreno un croco viola.

Carmela lo prese, lo sfogliò e scoprì, essiccato con cura e piegato tra le pagine c’era quel croco ma proprio quello!!! a fare da segnalibro.

La pagina a destra riportava il titolo di un capitolo che però non c’era.

In neretto era scritto “un amore senza fine”, nella pagina bianca a sinistra era scritto a matita “se lo desideri, chiamami, lo scriveremo insieme” e sotto, un numero di cellulare.

Pochi attimi, un invio,e Carmela sentiva un trillo di cellulare avvicinarsi alle sue spalle,mentre Marco aveva finalmente percorso senza nessuna penalità il sentiero sospeso e sorrideva tutto soddisfatto nella torretta tra le corde.

 

 

*PULCINO giocatore di calcio con età 6/9 anni.

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8 commenti leave one →
  1. la carla fracci della permalink
    3 giugno 2010 09:07

    Hai ragione Chiara, è molto tenero questo racconto ed è il più bello dei tuoi (ora che so quali sono) anche se a me piacciono tutti per una cosa o per l\’altra, sarà che è stata una così bella avventura questa che…… mi commuovo al pensiero di quello che siamo riusciti a fare, perlomeno io.Forza dai, una pausa e bisognerà rimettere in moto le celluline grigie per i bimbi, certo che sono molto molto preoccupata: ho perso i contatti da un po\’con i bimbi, ho bisogno di un bel ripasso!!!Ciao segretaria del nostro cuore, un bacio alla tua piccola

  2. ariel permalink
    3 giugno 2010 09:13

    ,,,,,l\’ho trovato doooolce …come panna e fiordilatte …come sei tu!!!!:-))

  3. lucetta permalink
    3 giugno 2010 09:15

    Bravaaaaaaaaaa!!!!! Sei in gamba veramente. Mi è piaciuto tantissimo. Proprio le storie che piacciono a me. Ciao. Un abbraccio.

  4. il giullare permalink
    3 giugno 2010 13:01

    mi sa che è la prima volta che ti leggo !!!e si e proprio la prima ihihihih…..mi piace questo racconto ……delicato direi!!!serena notte

  5. cinzia permalink
    4 giugno 2010 01:39

    Bella bella bella, è dolcissimissima, complimenti di vero cuore.UN BESO CINZIA

  6. gabriella permalink
    4 giugno 2010 10:20

    i crochi i primi fiori di primavera non sapevo che venissero usati per il risotto alla milanese e forse è questo che mi ha fregato tu non sei milanese un racconto delicato e dolce complimenti chiara sei brava ciao

  7. Harielle permalink
    4 giugno 2010 10:52

    Un amore delicato e dolcissimo, proprio come l\’autrice! Brava Chiara e grazie per tutte le noie che ti abbiamo dato, mentre tu ci hai regalato un altro piacevolissimo sogno, il gioco-racconto :)

  8. Miki permalink
    9 giugno 2010 12:37

    Ciao Chiara ……si me lo sono riletto è proprio bello il tuo racconto …..confermo il mio voto, su miglior racconto ….Brava ;-)Ciao Buon WEEKEND ;-)

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